RS TRAIL EXPERIENCE: ALLA CONQUISTA DEL MONTE ADONE

Sabato si è tenuta le seconda tappa del primo corso Runner’s School Trail Experience e, dopo la Spippola, si è alzato un pochino il grado di difficoltà affrontando l’anello che da Brento porta a compiere le salite del Monte del Frate e del Monte Adone.
Un percorso davvero bello che alterna tratti corribili percorrendo l’antica Via degli Dei a tratti più difficoltosi come l’ascesa al Monte del Frate…
Ma la fatica viene poi ripagata dal bellissimo panorama che ci regala la cima del Monte Adone e sopratutto dal terzo tempo finale dove reintegriamo alla grande le energie consumate!
Ottima risposta del gruppo che ha affrontato il percorso senza difficoltà e mostrando già miglioramenti evidenti in attesa dell’ultima tappa in programma sabato 25 luglio, in questa data andremo a scoprire le vere montagne nel bellissimo Parco regionale del Corno alla Scale!
Di seguito vi propiniamo l’immancabile racconto di Romano Sgarzi che con la solita ironia ci fa vivere lo spirito della giornata.

Trail monte Adone
(riassunto emozionale)
Goooood moooorning Brento! L’urlo ci sveglia. Iniziano le trasmissioni e radio Zaipol è pronta a solcare l’etere, accarezzando i dolci pendii collinari con le sue onde elettromagnetiche. Di nuovo il gruppo unito verso i contrafforti bolognesi, spinto da un Max Norris più motivatore che mai: “oggi vi insegnerò il calcio laterale…soprattutto a quelli che resteranno indietro”.
Grazie, sempre comprensivo. All’arrivo apriamo il baule della bat mobile di Ale e un odore di salame ci perfora le narici col rischio di lasciarci storditi, è una tentazione irresistibile, io e il watusso vacilliamo, ma ci tocca ingoiare amaro perché Max arriva e si porta via tutto: “è per dopo”, dice, lasciando un interrogativo sulla lunghezza di quello spazio temporale. Guarda
schifato la macchina. Max Norris usa solo la Flintmobile, che utilizza nei giorni in cui fa un po’ di scarico. Oggi si punta al monte Adone, che secondo l’eponimo è un personaggio che nasce da una corteccia, significa “signore” ed è associato alla morte e alla rinascita della natura.
Quindi già partiamo bene. Infatti la morte sarà sicura, la resurrezione un po’ meno. In sottofondo, a radio Zaipol, si sentono francesismi. Forse è un’intervista di Macron. Max parte e
ci illustra il percorso: “è facile”, dice, “praticamente tutto in discesa”. Nessuno ci crede. Il terrore che scorgo negli occhi di Roby mi fa capire che anche lei ha compreso che dopo tanta
discesa deve esserci necessariamente tanta salita. Il gruppo parte bene, sembrano tutti carichi. Perfino la Manu ogni tanto fa qualche apparizione in testa. La Miki è incontenibile, deve essere per via delle calze magiche donatele dal fratello, frulla in discesa facendo invidia al leopardiano passero solitario: “brilla nell’aria e per li monti esulta”…finchè non deve fare pipì e qui anche la poesia deve cedere il passo. Nel frattempo dalle retrovie spuntano i volti noti di Ilaria e Nicola, vengono a sondare il terreno per valutare le proprie chance…e per paura dei calci laterali. Nicola deve essere John Malkovich in incognito, faccio finta di niente ma è chiaro che la sua fatica è tutta un’ottima recitazione. Decido di chiedergli un autografo appena possibile.
Intanto cerco il watusso, ma per un po’ non lo vedo, sono impegnato ad inseguire Zaipol nei suoi tentativi di fuga. Si arriva a un bivio, mi giro e dietro scalpita la Roby con un grip sorprendentemente aggressivo nel conquistare ogni briciola di fango: “è un miracolo”, dice, “oggi non cado”. La Manu arriva, sempre tranquilla, per lei la festa è appena cominciata.
Il coach ci fa una di quelle domande mozza fiato, quel poco che ci resta: “ho una notizia bella e una brutta, quale volete per prima?”. Ach!, e chi lo sa? Per un attimo colgo l’orrore anche negli occhi del watusso che cambiano colore. Non facciamo in tempo a rispondere. Decide il coach: “la bella è che siamo quasi arrivati, la brutta è che adesso allunghiamo”. “Cioè, allunghiamo il passo?”, chiede timidamente Nicola Malkovich, con l’aplomb di un ragioniere. “No, allunghiamo il percorso” è la lapidaria risposta che si spegne sotto la sinistra risata del monte Adone. E detto questo Max sparisce lungo una discesa da pista nera. Zaipol è impazzita, lo segue a ruota al suono della carica di cavalleria e al grido di: “hop, hop, hop!”.
Ilaria si è strappata i capelli disperata, Ale piange e forse non rivedrà i suoi cani. La Roby è rassegnata e procede ipnotica trascinando Malkovich e me che prego Mercurio per un paio di calzari alati. La Miki riprova a volare, forse drogata da una barretta allucinogena. Non vedo il watusso. Era già avanti chilometri. Stavolta, infatti, non ci sono percorsi di santi, ma c’è la via degli dei, in questo modo noi emiliani non facciamo torto a nessuno. Le salite ci mettono alla prova, Ale tenta un approccio con un biker di passaggio per farsi tirare, mentre Zaipol prova l’aggancio a un pellegrino dall’anima smarrita per un passaggio verso Firenze, ma le strade si dividono ad un bivio e la storia finisce lì, fra i compagni brasati e le piante di ginepro.
Finalmente dopo due salite conquistate con le unghie e i denti, arriviamo sull’agognata cima per le foto di rito. Arriva anche la Manu convinta di essersi persa parte della festa e quando arriva, il monte batte tre volte e annuncia: ”miss Manu, signora delle terre di mezzo”. Lei si aggiusta graziosamente i capelli e sale elegante i gradini dell’ultimo strappo.
Tutti la guardiamo estasiati. Perfino una vipera, nei pressi, si erge dietro un masso come al suono di un flauto incantatore. Nell’aria si percepisce odore di Chanel e anche i laboriosi bombi interrompono il lavoro nella piantagione di lavanda per assistere al maestoso ingresso. Le rocce del monte sono bellissime, levigate negli anni da un marmista che sa il suo mestiere e lo spettacolo compensa la fatica. La discesa è veloce e corta.

Scatta il watusso e provo a tallonarlo inutilmente, riesco a raggiungerlo perché non sa la strada…e nemmeno io. Dobbiamo aspettare il capo che ha il know-how del gpx. Ripartiti lo riperdo definitivamente. Chiudiamo al parcheggio con lui primo, seduto su un muretto come una sorridente gargoille di Notre Dame.
Seconda Ilaria, che mi brucia con una volata traditrice e due gambe che rifanno l’asfalto al manto stradale. Il coach sembra fiero di noi. Prepariamo il terzo tempo e quando arriva la Manu,
leggiadra, capisco che possiamo rilassarci. La Miki favoleggia sulle sue calze fatate, il coach dirige i rifornimenti e Zaipol esegue con rigore. Sì, perché anche Max Norris mangia.
Stavolta in mutande. I muscoli non stanno più nei pantaloni e il riflesso dei suoi adduttori pulsanti riluce più del sole di mezzogiorno tanto che Ale deve mettersi gli occhiali da sole. Ci distraiamo e in un attimo spariscono quattro focacce e tre birre, ci guardiamo interrogativi e in un istante capisco che non riuscirò mai a battere il watusso.



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